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Spunti di viaggio

Da Oliena alle spiagge: il lato autentico della Sardegna orientale

Una natura imponente, l’azzurro cristallino del mare e un calice di Cannonau svelano il lato autentico della Sardegna in un itinerario che vi accompagnerà dall’entroterra - con le montagne e le valli segrete - fino agli angoli di paradiso della costa orientale.

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Il percorso in breve

I due giorni di viaggio iniziano dal paese di Oliena per salire lungo il massiccio del Supramonte, tra grotte, gole e tradizioni, per scorgere dall’alto orizzonti più lontani e arrivare alle spiagge bianchissime del golfo di Orosei.

È ideale per…

Chi ama vivere la natura attivamente e vuole assaggiare i due volti dell’isola in poco tempo; quello della montagna con il silenzio delle valli e quello assolato delle spiagge più belle. Senza dimenticare la tradizione, specialmente quella gastronomica con diversi spunti per soste golose.

Dove soggiornare?

Gli agriturismi in provincia di Nuoro sono perfetti per esplorare i luoghi che stiamo per raccontarti.

1° giorno – Oliena, il paese delle chiese

Il punto di partenza è Oliena, pochi chilometri da Nuoro, ai piedi del Monte Corrasi. Le case sono piccole e in pietra, dipinte a calce, con cortili e scalette, e si susseguono lungo le strade di acciottolato, colorate da alcuni murales.

Oliena è il paese delle chiese: nonostante le piccole dimensioni ne conta ben undici. Da visitare è la chiesa di Santa Croce, la più antica, che sull’altare conserva un crocefisso di legno e un Cristo deposto che viene portato in processione durante i riti della Settimana Santa. Proprio le processioni, come quella del 21 agosto in cui si festeggia il patrono San Lussorio, sono le occasioni migliori per vivere i paesi, osservare da vicino i gioielli e gli scialli neri delle donne ricamati in seta e oro, assaggiare i dolci e il pane carasau; è qui infatti che vengono costruite le cassapanche intagliate per conservare le grandi sfoglie di questo sottile pane croccante.

Da Oliena parte una strada tutta in salita che porta alla vetta dell’altopiano del Supramonte, a circa 1463 metri di quota. Siamo all’interno del Parco nazionale del Gennargentu, che si estende verso sud per oltre 740 chilometri quadrati. Si può arrivare agevolmente in auto fino al rifugio Monte Maccione in una foresta di lecci, poi l’ideale sarebbe proseguire a piedi anche se si può andare ben oltre, specie in fuoristrada. Si cammina tra le rocce calcaree bianche senza possibilità di riparo dal sole (acqua e cappello sono fondamentali), e si arriva al Pianoro di Pradu o, tra gole e pinnacoli dalle forme insolite, fino alla cima del monte che offre una vista spettacolare a 360°. In quota ci sono bellissimi esemplari di ginepri e ribes, e spesso sono avvistabili i rapaci che scelgono quest’area per nidificare.

 

2° giorno – Grotte, pane, pecorino e miele…

Il secondo giorno è ancora dedicato alla natura ma meno faticoso, almeno se si decide per un tour in fuoristrada. Prima di partire verso la Valle di Lanaittu dedicate un’ora alla sorgente Su Gologone. Dal parcheggio si raggiunge in una manciata di minuti o offre un grande spettacolo: quello di una fonte carsica che sgorga in profondità con una portata di 300 litri al secondo formando una grande pozza verde smeraldo alla base di una parete.

La valle di Lanaittu racchiude un sistema di grotte che stupirà anche i meno suggestionabili e che riunisce le grotte Corbeddu, Sa Oche e Su Bentu. Le grotte di Sa Oche e Su Bentu, “la voce e il vento”, sono cavità lunghe qualche chilometro con stalattiti e stalagmiti alle pareti, ambienti caratterizzati da grandi fenditure, laghi sotterranei e spiaggette di sabbia di quarzo rosa.

Nelle vicinanze del Rifugio di Sa Oche, un tempo caserma forestale, si trova la grotta Corbeddu che prende il nome dal bandito che nell’Ottocento si nascose per anni in questi bui anfratti.
La grotta, di origine fossile, costituiva probabilmente lo sbocco di un torrente sotterraneo ma il passaggio forzato dell’acqua ha reso lisce e levigate le pareti, tanto da renderle abitabili. Più del bandito, è un ritrovamento archeologico avvenuto nel 1967 a renderla importante: i resti di una presenza umana risalente al Paleolitico superiore con gli scavi ancora visibili.
Come per ogni escursione sull’isola, il consiglio è affidarsi a una guida locale che saprà condurvi con facilità alla scoperta dei luoghi e a contatto con le tradizioni. A proposito: insistete per un pranzo coi pastori! Vedrete cuocere lentamente il porceddu e soprattutto potrete assaggiare quanto delicata e morbida è la sua carne, contrariamente a quanto si pensi. Se poi siete dei golosi, chiedete un pezzo di pane carasau con il pecorino sardo e il miele…

3° giorno – Le meraviglie di Dorgali

Dopo una sosta per fotografare dall’alto il Lago del Cedrino, ci spostiamo verso Dorgali con la strada principale punteggiata di botteghe artigiane che lavorano il cuoio e le pelli, la ceramica e la filigrana d’oro e argento; acquistare uno di questi oggetti significa portare con sé un pezzo di Sardegna. La strada scende verso Baunei e, poco dopo il bivio che porta a Cala Gonone, sulla destra si seguono le indicazioni per la Gola di Gorropu e Tiscali, altri due luoghi straordinari e sorprendenti.

Il Villaggio nuragico di Tiscali si trova sul monte omonimo all’interno di un’enorme grotta in cui sono state rinvenute alcune decine di capanne di cui oggi sono visibili i resti riconoscibili in due zone. Al fascino del luogo si aggiunge il mistero che ancora avvolge le origini di questo insediamento.

Prima di raggiungere il mare e le spiagge concedetevi un’ultima immersione nella natura più spettacolare del Gennargentu: le gole di Su Gorropu. Tra enormi massi di pietra calcarea e cavità si cammina per un tratto tra oleandri e pozze d’acqua per poi lasciarci circondare pareti verticali che possono raggiungere anche i 450 metri di altezza.  Il percorso non richiede particolare abilità ma è sempre bene informarsi presso le guide o farsi accompagnare.

4° giorno – Spiagge, mare e relax!

Una strada panoramica scende tortuosa verso il mare fino a Cala Gonone, località turistica del golfo di Orosei. Ci aspetta almeno una giornata di relax; la spiaggia si raggiunge a piedi ma il consiglio è di non accontentarsi. Dal porticciolo partono le imbarcazioni dirette alla grotta del Bue Marino, e alle altre insenature; per i più sportivi l’ideale è il noleggio di una canoa per gustare con calma i fondali trasparenti e pagaiare sotto costa mentre ai più pigri consigliamo la prenotazione di un pranzo a base di pesce in uno dei ristoranti a ridosso del mare.

La Grotta del Bue Marino, chiamata così per la presenza della foca monaca, è una profonda cavità - accessibile anche da terra - che si visita lungo passerelle che superano suggestivi ambienti e laghetti d’acqua dolce al suo interno.

Seguendo la costa verso sud, si giunge nel luogo forse più conosciuto del golfo, Cala Luna, così particolare da essere diventata protagonista in numerosi film. Sabbia dai riflessi rosa, acqua cristallina, grandi grotte che diventano superfici da scalare. Chi non ama la spiaggia potrà camminare tra gli oleandri nella Codula di Luna alle spalle della baia.

L’esplorazione della costa può continuare con la spiaggia di sassi di Cala Sisine, ad appena 5 chilometri, o con Cala Birola, più selvaggia e lussureggiante ma difficile da raggiungere, e fino a Cala Goloritzè, dall’acqua fresca e trasparente grazie alle sorgenti sottomarine.

Maggio, giugno e settembre sono i mesi perfetti per approdare su spiagge ancora semi deserte e godere dell’isola con le fioriture e senza troppo caldo ma anche per affrontare i trekking al riparo dalla calura estiva.

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