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Spunti di viaggio

La via Emilia: da Modena a Bologna

Da Modena a Bologna, si passa dalla ricca e famosa gastronomia di Modena e dal suo Duomo, una delle più alte espressioni dell'architettura romanica alla ricchezza culturale e all’ospitalità di Bologna, anch'essa apprezzata per la sua cucina.

L’origine romana di Modena è ancor oggi riconoscibile nell'impianto urbanistico a maglie ortogonali del nucleo più antico, in corrispondenza della Via Emilia. Attorno, e specialmente nei quartieri occidentali, si addensa la parte medievale, sorta con l'affermarsi prima dell'autorità dei Vescovi e successivamente, a partire dall'XI secolo, del Comune. È di questo periodo il Duomo, una delle più alte espressioni dell'architettura e della scultura romaniche.

Ma l'impronta più marcata è dovuta alle trasformazioni volute dagli Estensi, signori della città e del territorio dalla metà del Cinquecento fino all'Ottocento: spiccano il Palazzo Ducale e il Palazzo dei Musei. La gastronomia di Modena è ricca ed è giustamente famosa per lo zampone, per il cotechino e i salumi in genere, per l'aceto balsamico tradizionale e per i tortellini, che la tradizione vuole cotti in brodo di cappone.

Da Modena, la strada corre fra rigogliosi frutteti, dove predominano il ciliegio e il susino, sfiorando ridenti colli ricoperti da vigneti e coronati da castelli che accompagnano, dal Panàro al Reno quella che, appunto, è conosciuta come "Strada dei Castelli", fino a raggiungere Vignola, celebre per le sue ciliegie e per la sua splendida Rocca di origine medievale.

Da qui si riparte alla volta di Bologna, capoluogo della regione, la città che già nel medioevo si è meritata l’appellativo di “grassa” a sottolinearne l’abbondanza, la ricchezza, l’ospitalità, il buon vivere. Appellativo legato indissolubilmente a quel secondo, la“dotta”, che identifica Bologna come sede della più antica Università d’Europa.

Bologna capitale di un’Europa dei saperi e dei sapori che qui si incontrano e si integrano. Fin dal Medioevo ogni “nazione” europea ha a Bologna il suo collegio, i suoi studenti, i suoi professori. Da questo dialogo, da questo arricchimento reciproco nasce l’apertura e la generosità bolognese, sia nel pensiero che nella gastronomia.

Le strade del centro testimoniano un passato che tuttora disegna l’identità cittadina: i mercati e le piccole botteghe, di origine medievale, attorno al “quadrilatero” che da secoli concentra le attività di smercio di beni alimentari; le salumerie e i pescivendoli; i pastai e panettieri; le ricchissime bancarelle di verdure (Bologna infatti, oggi nota soprattutto per le sue carni e i suoi salumi, in passato è stata celebrata anche per le erbe e i frutti della sua campagna fertile, in particolare per i cardi e i finocchi dolci, inventati, secondo alcuni, proprio dagli agricoltori bolognesi).

Il legame di Bologna col suo territorio si celebra nel quattrocentesco Castello di Bentivoglio che conserva una serie di affreschi assolutamente unica, dedicata alle “Storie del pane”. Altri cicli produttivi sono in mostra al Museo della civiltà contadina di S. Marino di Bentivoglio. Fra le eccellenze qualitative qui celebrati ci sono l’asparago verde di Altedo, la cipolla di Medicina, i cocomeri e i meloni e soprattutto la patata di Bologna.

La gastronomia bolognese, conosciuta e apprezzata in tutto il mondo, non ha bisogno di presentazioni. Solo per citarne i capisaldi, ricordiamo i tortellini, la “minestra-simbolo” di Bologna, i passatelli e la zuppa imperiale, le lasagne, le tagliatelle, e il celeberrimo ragù alla bolognese, esportato e copiato da New York a Pechino, ma che qui possiamo gustare nella sua forma più autentica, ancora cucinato secondo la più rigorosa tradizione.
Di alta qualità sono anche i vini delle DOC “Reno” e “Colli Bolognesi”.

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